giovedì 9 agosto 2007

Il Tesoro di Bankitalia ed i piani dei Professori

Siamo arrivati alle tragicomiche. Non bastava il tesoretto adesso si vogliono pappare anche il "Tesorone".Quante clientele si possono blandire con circa 80.000 miliardi di vecchie Lire ?L'alibi del risamamento del debito pubblico è semplicemente risibile.Con la scusa di pagare una quota d'interessi (piccola) del famoso debitone si andrebbero,invece a colmare,e solo in parte, le voragini prodotte con le sottoriforme che questo governo formato da incompetenti ha introdotto.

Tommaso Padoa Schioppa lo sa bene: l'economia è regolata da flussi finanziari positivi e negativi.Tommaso Padoa Schioppa sa benissimo che la vendita dell'oro della Banca d'Italia rappresenterebbe una forte turbativa nei rapporti con la Banca Centrale Europea e con la stessa Unità .Perché ,nonostante il tasso di conversione ,stabilito dal Signor Romano Prodi in un eccesso di servilismo verso i poteri franco-tedeschi ,fu portato a L1936,27 ( invece poteva rimanere fissato a L 1650) fu pattuito con l'esistenza di una riserva aurea che garantiva la circolazione delle Lire in cartamoneta.Quindi l'alienazione della riserva aurea ,per così dire già impegnata per consentire all'Italia l'ingresso nell'area dell'Euro,rappresenterebbe un colpo mortale alla nostra credibilità finanziaria .Questo sotterraneo abbassamento del rating farebbe accanire la speculazione finanziaria internazionale contro i nostri titoli del debito.Infatti quando uno Stato svende la propria riserva aurea dichiara ,generalmente,una situazione di default e di spesa impazzita.

Un'altra considerazione dipinge questa scelta come una assurda follia :il ciclo economico potrebbe cambiare e andare in territorio negativo ,i segnali sono forti ( Sofferenze banche americane,sofferenze par l'export cinese e sovraproduzione ,bassi consumi giapponesi ,ecc.).Privarsi dell'unica riserva spendibile perché certa ( l'oro) rappresenterebbe una totale impossibilità da parte dei governi italiani ( di qualunque coalizione) di dare alcun tipo di garanzia per accordi commerciali,finanziari o prestiti speciali nell'ambito della comunità internazionale.

In questa follia ( giustificata da un imperdonabile sentimento demagogico-ricattatorio nei confronti della stessa coalizione e del Partito Democratico ) tutti perderanno .

Se proprio si deve vendere la riserva aurea io suggerirei al Tesoro di bandire una lotteria con biglietto di 1 Euro,dove i potenziali vincitori sono solo pensionati ,disoccupati e giovani precari.Con un premio fissato dall'esame ,tramite ispezione di guardie comunali,effettivo dello stato di difficolta dei potenziali vincitori.Ci sarebbe così più giustizia sociale e i consumi interni aumenterebbero ,facendo così migliorare l'economia interna.

L'unica ,logica conclusione è sempre la stessa ,il solito grido :-Andate a casa.Portate il Paese nel baratro !Mi piacerebbe che a questa preghiera ,perché di questo si tratta,si unissero anche coloro che ideologicamente hanno eletto e sostenuto questo governo.Questi "nani al potere" stanno rovinando anche coloro che con dignità si dicono comunisti e forse li rovinano più degli altri .Saranno i più deboli a pagare le scellerate scelte di questi incapaci Professori Universitari che non sono buoni neanche alla didattica.Cacciamoli,questi difensori di banche,di grandi industriali,di grandi privilegi.Cacciamoli,miei cari compagni.

Prat

lunedì 6 agosto 2007

Solo l'armatore della nave si salverà

Dal quaderno n° 2 di Polaris L'immigrazione, a cura di Francesco Amato, Pietro Battistella, Francesco Boco, Paolo Caioli, Maria Teresa Ferazzoli, Andrea Forti, Vincenzo Pino, Augusto Ricci, Adriano Scianca - coordinatore: Gabriele Adinolfi (pp. 9-11).

Le cause dell'immigrazione


In che misura è corretto il concetto ricorrente dell'immigrato vittima della nostra opulenza e della nostra cultura che viene da noi per ottenere una compensazione, un po' come una Nemesi che ci presenta il conto?

A spingere gli immigrati verso nord (o verso ovest) sono almeno tre cause.

La fame e la devastazione in casa loro; il mito dell'Eldorado; gli interessi delle organizzazioni di sistema a far prosperare il traffico di uomini.

Questo significa che noi siamo sì responsabili, ma come sistema, come grado evolutivo di sistema, non come civiltà e neppure per nostre particolari colpe storiche.

Un dato per tutti: a metà degli anni Sessanta, ovvero agli albori della cosiddetta "decolonizzazione" l'Africa sopperiva al suo fabbisogno alimentare per il 98%, ora è alla fame. Non è stato il colonialismo ad affamarla, bensì la decolonizzazione. Il che, a scanso di equivoci e prevenendo battute grossolane, non dipende dal fatto che le dirigenze africane sono inette (ché non si sa quante dirigenze europee siano meno corrotte e indolenti di quelle) bensì che la "decolonizzazione" altro non è stata se non una nuova e incontrastata colonizzazione da parte delle Multinazionali che, trasformando radicalmente le colture secondo la loro impietosa logica di produttivismo specialistico e standardizzato, hanno condannato l'Africa alla fame.

Più blanda ma non di certo sostanzialmente diversa è stata la politica applicata ad est, nel blocco post/comunista.

In Africa le Multinazionali hanno potuto imporre la loro svolta di sfruttamento intensivo facendosi forti delle milizie tribali, all'est della mafia e dei neocapitalisti provenienti dalla nomenklatura di partito.
Una ragione per sfuggire all'inferno e giungere in questo Eldorado le masse di nuovi schiavi l'hanno; lì, fino a tanto che non si modificherà il quadro, sono condannati. Qui però l'Eldorado è dopato e non sembra assolutamente in grado di perdurare.

E' evidente che il problema morale che si pone è delicato: chiudere le porte a chi sfugge la desolazione è drammatico; ma è drammatica anche la politica d'accoglienza così come viene concepita ed eseguita; lo è sia in sé, come vedremo, sia perché a furia di appesantire il carico la nave inizia ad affondare, e annegare tutti non è mai stata una buona soluzione.

In particolare quando si sa che l'unico a salvarsi, contrariamente a ogni codice, sarà il comandante della nave, anzi il suo armatore...


L'immigrazione
(Polaris), pp. 9-11

lunedì 30 luglio 2007

Il buco nero causato da immigrazione e associazioni assistenziali

Dal quaderno n° 2 di Polaris L'immigrazione, a cura di Francesco Amato, Pietro Battistella, Francesco Boco, Paolo Caioli, Maria Teresa Ferazzoli, Andrea Forti, Vincenzo Pino, Augusto Ricci, Adriano Scianca - coordinatore: Gabriele Adinolfi (pp. 6-8).

Buco nero e banda del buco


L’immigrazione è un paradiso o un inferno?

A questa domanda, certuni, fermi sulle loro convinzioni ideologiche, rispondono che si tratta di un paradiso, o perlomeno di un paradiso possibile. Altri la considerano un inferno. Di certo, benché non sia assolutamente coretto impostare così la questione, un paradiso non è.

Non è un paradiso in Italia, come vedremo; e non lo è di sicuro all’estero.

In Francia trent’anni e più di legislazione pro-immigratoria forse hanno inizialmente aiutato le imprese ma poi hanno finito col costare, non solo socialmente (il vulcano delle banlieues è oramai sempre acceso con quel che ne consegue in brutalità criminose) e culturalmente (la regressione culturale e linguistica da massificazione si è rivelata sorprendente) ma anche economicamente.

Il debito pubblico transalpino al 2006 conta ben 80 miliardi di euro di passivo per il sostentamento degli organismi sociali. Si pensi a questo proposito che subito
dopo la rivolta delle banlieues del novembre 2005 i fondi per le associazioni assistenziali ai banlieusards che dovevano inizialmente essere ridotti sono stati immediatamente raddoppiati!
Ben più rivelatorie le cifre della Germania.

Gli immigrati disoccupati, solo in termini di sussidio pubblico, sono costati 45 miliardi nel quinquennio 2000-2005 e questo in misura progressiva, visto che nel solo 2005 il costo ha superato i 10 miliardi e mezzo di euro. L’assistenza familiare pesa per 18,5 miliardi all’anno. L’assistenza sociale in Germania è per oltre i due terzi appannaggio degli immigrati, l’ottanta per cento dei quali beneficia dell’assistenza senza versare alcun contributo ed ha diritto a cure mediche, ricoveri in ospedale e in case di riabilitazione a titolo gratuito. 16 miliardi di euro all’anno sono investiti per cercare di approntare sistemi scolastici che permettano in qualche modo la riduzione del gap culturale. I detentori del titolo di “diritto d’asilo” comportano altri 50 miliardi di euro annui sulle casse tedesche.

Queste cifre inducono a riflettere.

Esse fanno giustizia di un luogo comune del tutto campato in aria: quello secondo il quale
l’immigrato, in quanto forza-lavoro, rappresenterebbe una risorsa che consentirebbe di rifondere, con i suoi contributi, i capitali dell’assistenza sociale in nazioni come la nostra in tendenza alla denatalità: per il momento invece, e significativamente in paesi dall’immigrazione lungamente radicata, avviene l’esatto contrario.
Le cifre ci attestano ancora un altro dato: e cioè che l’immigrazione costa molto alla collettività in termini economici.

C’è però un terzo dato sul quale non si è soliti soffermarsi ma che è capitale, strategico.
Del buco nero causato alle casse del paese esistono numerosi beneficiari; associazioni di aiuti all’emigrato, assistenti sociali, funzionari vari i quali, uniti tra loro a rete e organizzati in stile lobbistico, impongono ai politici il perseverare una politica di sprechi di cui i loro organismi, la cui struttura parassitaria è inequivocabile, beneficiano economicamente. E, visto il perpetrarsi di un insuperabile disagio, i loro esponenti di spicco ne beneficiano anche politicamente o personalmente in quanto sono considerati “esperti” e, agendo come indiscussi mediatori, acquisiscono un’influenza sempre maggiore che si rivela monetizzabile.

L'immigrazione
(Polaris), pp. 6-8

Fatti d'Europa

sabato 28 luglio 2007

Bananas,analfabeti,quaquaraquà,soldi e sogni

bananaQuaquaraquà ritrattano


Francesco Paolo Giuffrida ritratta e rinnega la fondatezza della sua famosa consulenza e spiega anche i motivi della parzialità del suo operato. E bacchetta la procura. Sottolinea infatti che la sua attività andava completata ma ciò mai avvenne perché il procedimento finì archiviato. Aggiunge che il suo lavoro era «costantemente sottoposta allo specifico e ineludibile coordinamento ed al diretto controllo dei Pm». E anzi fu proprio sotto le loro strette direttive che si arrivò alla «scelta dei documenti da consultare e acquisire agli atti». (da pubblica intervista ,27Luglio 2007)


fininvestLa vicenda inizia il 5 dicembre 1997 quando la procura di Palermo, dopo aver sentito dei pentiti di mafia secondo i quali Fininvest avrebbe utilizzato capitali sporchi, affida a Francesco Paolo Giuffrida l'incarico l'incarico di «verificare la legittimità degli apporti finanziaria intervenuti alle origini della Fininvest da parte di soggetti terzi». Giuffrida compie le sue analisi e deposita le sue considerazioni nell'aprile del 1999. Il gip Gioacchino Scaduto le legge e archivia a dicembre di quell'anno il procedimento. Mancano le prove. Passano sei mesi e la relazione finisce al processo Dell'Utri. In aula, si legge sempre nella transazione «Giuffrida sostiene che per otto delle operazioni esaminate non era riuscito ad identificare l'origine della provvista. Il che aveva generato nell'opinione pubblica la convinzione che la società potesse avere effettivamente goduto dell'apporto di capitali di provenienza mafiosa». Accuse pensanti che spingono l'azienda, dopo la definizione in primo grado del procedimento, ovvero nel 2006, a citare Giuffrida per i gravi danni patiti. In pratica la Fininvest sostiene che il perito poteva ricostruire le otto operazioni e verificare che i denari «erano pacificamente rivenienti da persone, fisiche o giuridiche, tutte immediatamente riferibili all'allora costituendo gruppo Fininvest e quindi senza alcun afflusso di denaro dall'esterno».

Giuffrida replicava sostenendo che la consulenza era incompleta perché costituiva «solo una prima ipotesi di lavoro», da integrare.


Ora questo mediocre funzionario della Banca D'Italia


Ricchi analfabeti di ritorno


Piero Ricca"Continueremo a seguire la vicenda, perché esprime una tendenza sempre più diffusa a Puffonia: il neo-maccartismo verso le persone dalla schiena non flessibile.Francesco Giuffrida non deve essere lasciato solo." ( Piero Ricca,13 Novembre 2006)




marco travaglio"Poniamo che un rapinatore venga ripreso a volto scoperto dalla telecamera di una banca mentre la svaligia. E che i giudici lo assolvano, con formula dubitativa, con questa argomentazione: ma vi pare possibile che un rapinatore sia cosi cretino da farsi riprendere dalla telecamera senza coprirsi il volto? Con un ragionamento (si fa per dire) analogo, Silvio Berlusconi è stato assolto dalla...


( Marco Travaglio,18/05/2007) tratto dalla serie " La scomparsa dei fatti"



Blogger: praticomondo Il sottoscritto che fa il verso a Francesco Totti


"Quante bananas vi siete magnate co li sordi rubbati pe sta a scrivere ste stronzate ,cazzari?"



bananaquaquaraquà scriveva per avere solidarietà



“Le numerosissime manifestazioni di solidarietà, pervenute in mio favore, mi hanno fatto comprendere che su certe vicende, come quella da me oggi vissuta, è ancora possibile coagulare un movimento di opinione che può incidere positivamente nei confronti del contesto esterno.

Come avete avuto modo di leggere nelle e-mail che Giuseppe Giolitti vi ha mandato, all’ulteriore articolo di Marco Travaglio, comparso sull’Unità il 21 ottobre, la Banca d’Italia ha nuovamente risposto effettuando talune precisazioni nonché fornendo rassicurazioni.

Ed in effetti segnali positivi da ultimo mi sono giunti da parte dei vertici della Banca d’Italia che hanno dimostrato la stima e l’apprezzamento per il lavoro da me sinora svolto sia conferendomi nuovi ulteriori incarichi sia coinvolgendomi in attività esterne.

Desidero quindi ringraziare tutti per la solidarietà fattami generosamente pervenire attraverso l’amico Giolitti che si è prodigato, con grande dedizione, per evitare che la provocazione cui sono stato oggetto cadesse nel silenzio mediatico.

Solo attraverso la mobilitazione via internet è stato possibile portare a conoscenza dell’opinione pubblica “le azioni di rivalsa” poste in essere dalla Fininvest contro la mia persona, nel silenzio, o quasi, dei mezzi di comunicazione e dei settimanali e quotidiani in particolare.

Infatti solo pochi giornalisti avevano in precedenza, o hanno successivamente, pubblicato la notizia.

In proposito appare davvero singolare il silenzio di un settimanale che a suo tempo dedicò diverse pagine per informare i lettori sui contenuti della mia consulenza tecnica oltre che l’intera copertina.

In occasione della citazione per danni il settimanale in parola infatti, ha ritenuto di pubblicare solo un piccolo box con informazioni generiche, evitando poi di riprendere la notizia, così come da ultimo comparsa in internet.

Siamo quindi ancora in presenza di una informazione pilotata e limitata? Probabilmente sì.

Ed è per questo motivo che chiedo a Giuseppe Giolitti di continuare a fornire a tutti voi le notizie sull’evolversi della subita citazione per danni”.

(Francesco Paolo Giuffrida,10 Novembre2006 )


Cari ricchi analfabeti di ritorno adesso trovatevi qualche altro stupefacente da dare in overdose ai cazzari che vi credono novelli evangelisti.Ne va delle vostre tasche e della vostra popolarità!


Prat

lunedì 16 luglio 2007

Prospettive allarmanti per il Regno (dis)Unito

Pubblicato in Fatti d'Europa il 02/05/2007

David Conway, membro di un comitato di esperti indipendente sulle politiche sociali della Gran Bretagna (Civitas), è l'autore di un rapporto di recente pubblicazione dal titolo A Nation of Immigrants?. In questo libello di cento pagine David Conway mette in discussione la tesi di coloro che tendono a minimizzare le ripercussioni della recente immigrazione di massa spacciandola per uno dei tanti fenomeni "naturali" e "fisiologici", già visto nel corso della storia. Come si evince dallo stesso titolo, l'autore confuta l'idea tipicamente multietnicista di una Gran Bretagna che sarebbe nata e si sarebbe sviluppata come nazione essenzialmente ibrida, "meticcia" (quante volte avrete sentito ripetere la stessa "cafonata" a proposito dell'Italia?). Infatti, numeri alla mano si può facilmente constatare che le ondate migratorie dei secoli precedenti, come quelle dei Normanni, degli Ugonotti o degli Ebrei, furono ben poca cosa se paragonate a quelle che hanno avuto inizio da almeno vent'anni a questa parte. Oggi l'immigrazione aumenta ogni 2 anni di un punto percentuale la popolazione britannica, quando gli immigrati dei secoli addietro hanno apportato lo stesso "contributo umano" (in termini percentuali) distribuito nell'arco di decenni. E' dunque evidente che la situazione cui il paese sta assistendo è senza precedenti (ovviamente è possibile estendere il discorso, almeno nelle sue linee generali, ad altri paesi europei, Italia compresa). Ma più interessanti sono le conclusioni alle quali giunge il rapporto: la consistenza dei flussi migratori attuali è tale da minacciare il Regno Unito come nazione, aprendo la strada ad una possibile crisi e disintegrazione politica. Stabilità, armonia sociale, libertà e tolleranza sarebbero in serio pericolo a causa dello stravolgimento che si è prodotto nella composizione demografica, la quale in aggiunta risente della bassa fertilità tra la popolazione indigena. Civitas stima addirittura che il "punto di non ritorno" potrebbe essere stato raggiunto e che quindi il Regno Unito possa già considerarsi non più una nazione unica e coesa.
Lo scenario prospettato da Conway sembra essere in linea con le previsioni della demografa Michèle Tribalat, che tempo fa aveva parlato del rischio nell'imminente futuro di secessioni territoriali in Francia.

Fonti:
1. BBC News
2. Civitas

1.
Migration 'tipping point reached'

Immigration could lead to the political break-up of Britain, according to right-wing think-tank Civitas.

A pamphlet by the group suggests that Britain may have reached a "tipping point" beyond which it could no longer be seen as a single nation.
Shadow home secretary David Davis has called on the government to put a cap on those coming to the UK.
The Home Office said it had already announced a tough new points system aimed at immigrants.
The Civitas pamphlet - A Nation of Immigrants? - said the "seemingly reckless pace and scale" of immigration was bound to cause concern for people who saw the UK as a model of tolerance and freedom.
The 100-page booklet said Britain may have already reached a tipping point beyond which it could not longer be said to be a single nation.
"Once such a point is reached, political disintegration may be predicted to be not long in following," the report said.
Shadow home secretary David Davis said: "We know that unchecked immigration is putting pressure on housing and local services.
"Now this report shows that its effects are potentially even more serious."
"Given the limited number of schools, hospitals and houses, the government must apply a limit on the amount of people entering the country," he concluded.
A Home Office spokesman said the government supported legal migration which greatly benefited the economy and meant skilled migrants could fill labour gaps.
Ministers had also announced a new tough Australian-style points system for immigrants, he added.
"However, there are legitimate concerns about managing some of the effects of migration on communities. The government is listening to these concerns."
The spokesman also pointed to plans to create a panel to advise on where migrants would be best placed to fill gaps in the labour market.
David Conway, author of the Civitas report, said: "The view that Britain is a nation of immigrants suggests Britain has always experienced immigration on its present-day scale from time immemorial, which is by no means the case."

2. Unparalleled levels of immigration threaten Britain's cohesion as a nation

Immigration into Britain is now running at a level that is without precedent in our history and which threatens our cohesion as a nation, according to a report from the independent social policy think-tank Civitas.

In A Nation of Immigrants? David Conway takes issue with those who minimise the threat posed by mass immigration by claiming that this is nothing new; that we are a 'mongrel nation'; and that, in the words of the Commission on Racial Equality, 'everyone who lives in Britain today is either an immigrant or the descendant of an immigrant' (pp.2-3). He argues, to the contrary, that from the time England can be considered to have become a nation, immigration has never risen above very low levels and had no serious demographic impact until the last part of the twentieth century. Since 1997, however, Tony Blair's Labour government has effectively abandoned even the goal of limiting immigration. As a result, by encouraging unending mass immigration as a permanent feature of the political landscape, there may result a disintegration of the bonds that hold together the group of people that constitutes a nation:

'The country may possibly have already reached a tipping point beyond which it can no longer be said to contain a single nation. Should that point have been reached, then ironically, in the course of Britain having become a nation of immigrants, it would have ceased to be a nation. Once such a point is reached, political disintegration may be predicted to be not long in following'. (p.95)

[...]

Not so much waves as ripples

David Conway shows just how small these famous historic waves of immigration actually were. French Protestants fleeing religious persecution, known as Huguenots, began arriving in Britain in the sixteenth century, and came in much larger numbers after the revocation of the Edict of Nantes in 1685. They settled initially in the East End of London and became successful entrepreneurs, especially in the silk industry. However, their overall numbers cannot have exceeded 50,000, representing about one per cent of the population (p.50).

The wave of Jews escaping the pogroms who began to arrive in London towards the end of the nineteenth century represented an even smaller percentage increase to the population. In the last quarter of the nineteenth century there were 155,811 Jewish immigrants(p.59), and even if we include immigration between the two world wars, their numbers would not have been much over 225,000 - representing about 0.5% of the population.

The situation changed significantly at the end of World War II, when Britain experienced large-scale immigration from New Commonwealth countries, especially in Asia and the West Indies. This led to a series of acts of parliament to restrict immigration, including the 1962 Commonwealth Immigrants Act (p.73) and the 1971 Immigration Act (p.76), which brought primary immigration from New Commonwealth countries under control. However, the political turbulence of the 1990s saw a great increase in applications for asylum, from about 4,000 a year in the 1980s to about 98,000 in 2000 (p.93). Numbers rose rapidly following the election of New Labour in 1997, and, in the face of great public disquiet, the government introduced measures to reduce bogus asylum applications and to remove failed applicants (p.80). Although they have achieved some measure of success in these fields, it has done nothing to staunch a flow of immigration that has now reached the level of a flood:

'…since 1997 asylum seekers have never comprised the majority of immigrants to Britain… there are four other principal ways by which lawful entry to Britain may be gained which have all increased markedly since 1997 as a result of government policies. These are: family reunion, including marriage; full-time study; through having obtained a work permit or some other form of authorisation to work here; and, finally, EU citizenship.' (p.81)

Immigration now adds one per cent to the population every two years

As a direct result of the policies of the present government, which amount to a virtual abandonment of the control of our borders, immigration is now running at levels which have never been seen before in our history. In 2004 and 2005 net foreign immigration was 342,000 and 292,000 respectively, representing an increase in the population of one per cent in two years. Compared with earlier waves of immigration like the Huguenots and the Jews, who increased the population by one per cent or less over a period of decades, it is clear that we are in an unprecedented situation.

Stability, freedom and tolerance under threat from immigration

David Conway argues that current levels of immigration raise questions not only about numbers but about integration - although the second is related to the first. Until the last part of the twentieth century Britain's immigrant population comprised only a very small proportion of the total population. As a result, in order to flourish they had to adapt to the prevailing culture and integrate. This has given Britain an enviable record of social harmony combined with considerable ethnic and cultural plurality. However, the presence of large ethnic communities, for some of whom integration with the host culture is not an aim, is threatening this social harmony.

Those who cherish Britain's comparative stability, freedom, and tolerance cannot afford to ignore the potential threat that is posed to it by the large-scale changes in its demographic composition now taking place as a result of recent large-scale immigration in combination with declining fertility among its indigenous population. A society must always find it harder to reproduce its political culture and to maintain its traditions the less deeply rooted its members become in it historically and ethnographically. Of late, there has been a growing realisation of the plausibility of some such claim in light of the discovery that all four suicide bombers of 7 July 2005 were British-born, second generation British Muslims who had grown up in Britain in highly segregated enclaves in which normal patterns of acculturation into mainstream British life have apparently become far harder to sustain. It is particularly in light of how quickly and recently many such enclaves have sprung up in Britain, and are continuing to grow apace, that all those who want to see Britain remain the stable, liberal, and tolerant country it has been for so long need to consider carefully how much truth or falsehood is contained in the claim hat Britain is and has always been a nation of immigrants. (p.6)

'A Nation of Immigrants? A brief demographic history of Britain' by David Conway is published by Civitas, 77 Great Peter Street, London SW1P 2EZ tel 020 7799 6677, www.civitas.org.uk, price £10.00 inc. pp.

Una tazza di caffé ad un matrimonio gay

matrimonio omosex


Lo sposo è un italiano , dipendente dell’ente Regione Fiuli nella sede dell'Unione Europea a Bruxelles , l’altro sposo è belga. L’unione gay è stata celebrata ad Anversa, dove i matrimoni tra omosessuali sono riconosciuti. La foto dell'unione è vecchia di un anno.


Le "anime belle" diranno che io voglio cominciare con il solito comportamento sessista ed omofobico ( invece nonostante io abbia,con grande soddisfazione, forti convincimenti religiosi cattolici sono un laico sanguigno ,convinto che gli esseri umani vadano giudicati dai loro simili per il loro comportamento (rispettoso ed osservante o meno ) della comunità e delle Leggi che essa esprime quando è guidata da una maggioranza democratica . Sul tema dei diritti civili ,mi sento di consigliare a tutti coloro che si fanno attori in questa "lotta anti-sessista" di abbandonare atteggiamenti vittimistici o peggio cabarettistici ( molto spesso volgari)che vanno a detrimento della causa ,che essi a parole ,dicono di sostenere. Gli omosessuali dicono di costituire un largo numero di cittadini ,cittadini privati dei loro diritti e quindi diseguali:ebbene ,finiscano di appellarsi ad una presunta trasversalità omosessuale nel Parlamento .Questa presunta corrente omosessuale che attraverserebbe tutte le forze e tutti gli schieramenti rappresenta più un ostacolo che il giusto humus alle loro rivendicazioni.Per tutte le forze politiche esistono le "priorità del consenso elettorale" perciò le tematiche omosessuali ,una volta mediate ,in maniera consapevole o spontanea , da questo filtro pragmatico ( o utilitaristico,se volete) perdono d' importanza e finiscono per assomigliare a lamenti inopportuni e poco convincenti.Non propongo la costituzione di un nuovo partito antissessista ( non sarebbe poi una tragedia) ma ritengo indispensabile un 'operazione di Outing istituzionale.Esiste e risulta evidente e palese l'operato di una Lobbie omosessuale che investe risorse finanziarie e mediatiche nella promozione delle politiche gay:questa Lobbie ( non è una brutta parola) dovrebbe esplicitare queste risorse ed i suoi obiettivi ,spiegando a tutta la comunità quali sarebbero i vantaggi derivanti dal raggiungimento di quegli obiettivi ,non solo per gli omosessuali ma per il Popolo tutto.


La democrazia non ammette deroghe neanche nell'intimità del talamo . Avremo modo di ritornare sul macrocosmo e microcosmo delle istanze omosessuali e dei loro diritti civili.


Ora è il momento di esprimere una modesta valutazione sul fatto riportato dai media:


La regione Friuli mette in congedo matrimoniale un suo dipendente che ribadisco è un cittadino italiano.


Il matrimonio tra omosessuali non è previsto dall'ordinamento legislativo italiano,quindi in Italia non può essere riconosciuto e quindi alcun diritto sindacale o della disciplina del lavoro può discendere da esso e riconosciuto .Il comportamento assai censurabile è quello della Giunta Regionale Friuliana, con in testa il Governatore Illy.Queste "spinte centrifughe ed autonomistiche" non vanno nella sana direzione federativa ,altrimenti positiva ed auspicabile ,ma sono un vero petardo al confronto costruttivo tra il centro politico legiferativo ed il potere amministrativo locale.Poi ,la cosa è veramente triste ,perché illude molti cittadini che una delibera regionale o comunale possa trasformare una città o una regione nell'Eldorado della libertà e del'amore trasversale.Caro Illy ,Ella sotto la maschera del difensore civico nasconde l'effige dell'ennesima bufala e della presa per il ...naso.Faccia il caffé ,Le riesce sicuramente meglio...


Prat ,non omofobico.


Non mi parlate dell'Arci-Gay ,come fa un'associazione ,ampiamente partecipata dalla sinistra radicale,a condurre con le credenzali culturali giuste una battaglia di libertà e diritti civili per gli omosessuali ? Come fa ,se nel suo DNA culturale rimangono le tracce e gli schemi che portarono ,in tutti i paesi a dittatura comunista a discriminare, a perseguitare gli omosessuali fino a spedirli nei gulag e nei manicomi politici.Succede anche oggi a Cuba .Se ne sta accorgendo anche Grillini ...

venerdì 13 luglio 2007

I magnifici 5 assi: Pokerissimo di profilattici usati.



Questo l'uso istituzionale che viene fatto di questi assi. Evitare il "guaio" di un nuovo arrivo ,da tutti atteso ,ma non da tutti desiderato.Ecco il vero sistema contraccettivo di quella parte politica che chiamano Maggioranza ma che non è maggioritaria nemmeno verso se stessa. Questi residuati ci sono imposti dalla Costituzione che dimostra anche in questi frangenti tutta la sua obsolescenza e tutta la sua inadeguatezza verso la politica e la società dei nostri tempi.Il ruolo e le funzioni previsti dal dettato costituzionale per i cosiddetti senatori a vita sono uguali a quelle dei senatori eletti dal Popolo Sovrano.




Questo è un evidente vulnus di democrazia .Un vuoto evidente ed insanabile fino a quando non sarà attuata una profonda riforma della Costituzione.L'appello alla regola,alla norma costituzionale non è in grado di mitigare l'impatto immorale ed antipopolare che questi pezzi dell'apparato hanno sulla vita parlamentare.Non partecipano ai lavori delle commissioni dove nascono le leggi e le modifiche potenziali ma essi esprimono il loro voto in maniera unidirezionale come se la vecchiaia oppure le presunte opere meritorie dessero,a questi mummificati retaggi della Prima Repubblica accoppiati a mitici Nobel e carrozzieri di alto rango, l'onniscenza e la giusta visione della realtà e della politica.




Queste incerte e barcollanti figure segnate nel fisico e nella mente dal demone del Tempo sono ormai caricature ingombranti di quello che furono.Più è vicino il momento di fare i conti e più essi li sbagliano ,incuranti dei danni che questa agonia prolungata del governo ,da essi voluta e condivisa ,provoca al Popolo che non li ha eletti.




...Chissà ?




Se Dante avesse previsto un girone per i pagliacci egoisti che da vecchi non fanno più ridere ma fanno solo piangere forse la Cultura ci avrebbe sollevato da questo mesto e desolato vedere.Ma si sa i vecchi egoisti muoiono dalla paura di morire male ed in solitudine.




Prat